martedì 28 settembre 2010

settembre (la verità e la bellezza non fanno rumore)

Sono passati due anni dall'ultimo settembre.
Basta scorrere le pagine di questo blog, e ci si accorge che ne manca uno.

Settembre è stato sempre - per me - un mese importante.
Un mese di progetti e bilanci, scrivevo anni fa, alla vigilia del mio primo viaggio verso il Trentino, il luogo che è diventato - oggi - la mia casa. Che sia "ora" o "per ora", poco importa.
Ciò che importa, mi scriveva qualcuno per la prima volta poco più di un anno fa, è il "qui" ed "ora". Che possono anche essere - o diventare - sempre.
Mi piace pensare che, fra qualche anno, potrò scorrere queste pagine e rileggere le pieghe e la direzione del mio percorso. E sorridere, e magari versare anche una piccola lacrima.

E ritrovare, anche, il settembre che manca.
Un anno fa non c'era tempo per scrivere. Ricordo i pensieri di quei giorni, il ripromettermi di aprire questo blog e scrivere - finalmente - il settembre che stavo aspettando.
E, invece, come ho imparato a capire e ad amare, ci sono momenti che non si possono dominare, addomesticare, ricondurre ad una pagina.
Esistono tempi che vanno - semplicemente - vissuti.

Così è stato per il settembre più importante della mia vita, quello su cui non ho scritto nulla.
Oggi, a distanza di un anno, posso dire che allora varcai la linea d'ombra.
Riconosco l'importanza di quel passaggio, e la paura che mi scatenò.
Ricordo alla perfezione la sensazione che provai quando mi resi conto che tutto mi portava lì, ad unum.

Oggi è un altro settembre.
C'è il sole fuori, un sole che, quasi fosse un bello scherzo, "mi lascia vestire ancora leggero".
Ho aspettato questo momento, ho desiderato scrivere queste righe.
Perchè questo sono io, queste sono le cose che faccio, e amo riconoscermi.
In continuo divenire, inidentico a me stesso, ma sempre io.
Guardo fuori dalla finestra, e mi viene voglia di correre. Sotto questo sole di settembre.
E mi viene voglia di correre tenendoti per mano.
Perchè se oggi sono qui, e posso scrivere queste parole, e mi commuovo nel farlo, è tanto grazie a te, grazie a noi.

E allora mi piace dedicarti questo settembre.
Che roba strana, dedicare un mese! Manco fosse una canzone.
Ma te lo dedico comunque.

Non si può fare nessuna promessa di eternità, il persempre è un tempo quotidiano, scandito dal ritmo dei nostri respiri.
Quindi non ti prometto nulla, neanche per domani.
Ma come si può dire questo settembre? Ah, sì, ecco la parola che userei.
Direi famiglia.




venerdì 21 agosto 2009

sulla collina

Un passo a Carignano, oggi, l'avrei proprio fatto.
Un abbraccio, e buon volo.
Ciao Fernanda! Salutami Fabri!

mercoledì 29 luglio 2009

un tocco


Ciò che dà valore al viaggio è la paura. È il fatto che, in un certo momento, siamo tanto lontani dal nostro paese, siamo colti da una paura vaga, e dal desiderio istintivo di tornare indietro, sotto la protezione delle vecchie abitudini. Questo è il più ovvio beneficio del viaggio. In quel momento siamo ansiosi, ma anche porosi, e anche un tocco lievissimo ci fa fremere fin nelle profondità dell’essere. Ecco perché non dovremmo dire che viaggiamo per piacere. Non c’è piacere nel viaggiare e io lo vedo come un’occasione per affrontare una prova spirituale. Il piacere ci allontana da noi stessi, come la distrazione nel senso pascaliano ci allontana da Dio. Il viaggio è come una scienza più grande e grave, ci riporta a noi stessi.


Albert Camus

martedì 13 gennaio 2009

la neve al lato delle strade

Domenica pomeriggio la sempreverde PuntoBianca del NonnoPamPam ha fatto ancora rotta verso la valle dell'Adige, coprendo i 357 km dell'ormai consueto casa - casa in nonchalance.
Rieccomi dunque in quella che ormai considero la mia casa adottiva.
Rieccomi nell'ufficio della facoltà di economia che potrebbe diventare la base operativa dei miei prossimi 30 mesi. Tantini, cazzo.
Rieccomi nella città che è diventata teatro dei miei opposti, umorali e caratteriali, che forse mi ha solleticato in luoghi meno comuni e più feroci. Teatro di un desiderio autentico, dopo tutto.

Un momento.
Non è che Trento sia sta gran figata di posto, diciamoci la verità. Non vorrei che qualche neofito di questo spazio (non credo ce ne siano, ma non voglio rischiare) fantastichi sul freddo avamposto dell'italianità (nella sua versione trentina) in terra quasigermanica, magari immaginando festini bohémien e un tessuto cultural/artistico tipoberlino.
Niente di tutto ciò.
Voglio dire, a me questa cittadina provincialotta del cazzo piace pure, ma non è questo il punto.

Il punto è ciò che accade.
A questo punto mi viene in mente his dark materials di Philip Pullman, con quella Polvere, invisibile agli occhi, una particella che è metafora dell'anima, e si concentra attorno alle persone, specialmente nelle ore dell'amore.
Ecco, immaginavo quanto sia diverso luogo, uno qualsiasi, che può anche essere questa città, con quella Polvere a formare una corrente invisibile per le strade, o senza di essa.
A quanto può significare un respiro di Polvere, scaturito dall'incontrarsi di due mani.
Molto.

Pensavo a tutto questo, mentre tornavo qui, domenica.
E mi tornava in mente anche ciò che scrissi a marzo, quando gli eventi mi hanno riportato da queste parti.

Era primavera.
Ora c'è la neve al lato delle strade.
Ma si scioglierà, cedendo il passo ad un altro marzo.

Non ho mai smesso un solo istante di crederlo.

mercoledì 24 dicembre 2008

Xmas

Con qualcuno, una sera di qualche settimana fa, si diceva che a 15 anni non ci credi quando ti dicono che l’età adulta porta con sé problematiche sconosciute. Ti pare che perdere la testa per un compagno di scuola sia davvero tutto, che non possa esistere sensazione più avvolgente di quella.
In effetti avevamo ragione, anche a 15 anni. Il nostro mondo sono le relazioni che viviamo, sempre, in ogni tempo ed in ogni luogo. Anche quando la linea d’ombra è varcata, e guardi indietro a quegli anni con un sorriso, e una lacrima.

Voglio fermarmi, questo Natale.
Voglio fermarmi un istante.

Sono accadute molte cose.
Siamo partiti, lasciando a casa qualcosa di ingombrante, e abbiamo avuto il coraggio di tornare.
Ci siamo amati, follemente, ma anche con tenacia, e qualche volta abbiamo dovuto dirci addio.
Abbiamo bevuto due bottiglie di vino, una per il tempo del gioco, l’altra per un’occasione davvero importante. E una terza è rimasta in cantina, perché già sapevamo che presto avremmo avuto motivo di brindare ancora.
Siamo diventati madri e padri, senza mai credere veramente che fosse possibile.
Abbiamo corso a lungo, per uccidere la rabbia, e ci siamo scambiati sguardi d’intesa, che valgono più di tante parole.
Ci siamo fermati a guardare in faccia la paura, fino a quando è stata lei a voltarci le spalle.
Siamo stati capaci di guardarci dentro, ed affrontare noi stessi. E, lì, da quello che abbiamo visto, siamo ripartiti.

Sono accadute molte cose.
E ne accadranno di nuove.

Il nostro sguardo non si può esaurire nello spazio delimitato dai nostri passi. Questo non lo augurerei a nessuno.
Ma non vi auguro nemmeno di volare alto, di attraversare cieli che ci attraggono solo per la loro incommensurabile vastità.

Vi auguro invece di calcare il passo sulla vostra strada, concedendovi di lasciar spaziare lo sguardo oltre l’orizzonte.

sabato 8 novembre 2008

vado a lavorare per obama


Ho deciso, signori. Rompo un silenzio durato troppo a lungo, per un annuncio importante.
Mi sono reso conto che Barack Obama ha bisogno di me.
Per questo ieri, ho compilato l'application sul sito preposto. Forse mi ha convinto il post dell'amico Lalù, che ha giustamente smorzato i toni partecipando al dibattito sulla presunta negritù del president-elect. E devo dire che cliccare su "submit form" mi ha anche dato una discreta soddisfazione.

Poi ho pensato che effetto farebbe la stessa cosa qui da noi.
Un bel sito nuovo, di quelli da 20 mln, con il sorrisone di Silvio.
Che gran peccato che qui non sia successo, magari avrei mandato il mio civì anche a lui.

Non che gli yankees si siano sempre distinti per lungimiranza politica. Hanno eletto e rieletto Giorgio, dopo tutto. Ma stavolta, onore al merito.
C'hanno avuto le palle. E si sono scrollati di dosso i fallimenti e le falsità di una pessima amministrazione. Optando per il nuovo.

Yes, they can.
We can't.

lunedì 22 settembre 2008

dreams

C'è sempre un momento in cui ti pare che la linea d'ombra si stia avvicinando.
E' stato un pensiero che mi ha accompagnato, fino a quando, come sempre accade con le cose davvero importanti, mi sono voltato indietro guardando negli occhi il me stesso che ero, la linea d'ombra alle spalle.
Ricordo anche che una paura, la più banale e la più vera, mi attanagliava quando pensavo al momento del passaggio. Avevo paura di cambiare, di iniziare a leggere il mondo con altri schemi, di farmi trascinare da logiche che non avrei scelto.

Così mi sono promesso di lasciare sempre uno spazio, di non negare - almeno non in toto - questa naturale tensione verso il possibile che sentivo far parte di me.

Non smettere di sognare.

Ieri l'altro è stato ripreso in mano un sogno, che, un anno fa, non mi lasciava dormire la notte.
Forse rimarrà tale. Forse no.

Nasce un'alba già invernale, fra poco uscirò di casa e respirerò l'aria frizzante di Trento.
Quel sogno, intanto, è tornato a vivere.

mercoledì 17 settembre 2008

settembre (questo)

"Ogni tanto qualcuno si chiude. Ogni volta che ascolto quest'espressione mi viene in mente Giustino Fortunato, che nei primi anni del '900 - per conoscere la situazione dei paesi della dorsale dell'Appennino meridionale - aveva camminato a piedi per mesi, raggiungendoli tutti, soggiornando nelle case dei braccianti, ascoltando le testimonianze dei contadini più rabbiosi, imparando che voce e che odore avesse la questione meridionale. Quando poi era diventato senatore, gli capitava di tornare in questi paesi e chiedeva delle persone che aveva incontrato anni prima, quelle più combattive che avrebbe voluto coinvolgere nei suoi progetti politici di riforma. Spesso però i parenti gli rispondevano: "Quello s'è chiuso!". Chiudersi, diventare silenzioso, quasi muto, ua volontà di scappare dentro di sè e smettere di sapere, di capire, di fare. Smettere di resistere, una scelta di eremitaggio presa un momento prima di sciogliersi nei compromessi nell'esistente."

Non ho trovato parole mie che meglio esprimessero l'atmosfera di questo settembre.
Magari, se siete nella decina di persone che capitano su questa pagina, potreste pensare che questo è un settembre triste, rispetto ai due precedenti. Che il sottoscritto ha abbandonato le proprie tensioni oniriche, che si rifugia in una quotidianità, della cui mediocrità è consapevole, e che si rassegna ad essere ragioniere della continuità.

In realtà, è vero l'opposto.
Certo, non è un settembre facile, non guido nella notte con il vento nei capelli, e la persona amata al mio fianco. Cerco di scrivere questa storia e di esserci, con pazienza e determinazione. Veglio e ascolto. Corro, spesso.

Ma non mi chiudo.

martedì 2 settembre 2008

settembre (un paio d'anni fa)

Stamane, alzandomi e gettando un’occhiata fuori dalla finestra, ho subito pensato che quella di oggi sarebbe stata una tipica giornata settembrina, grigia e piovosa. Una di quelle giornate che ti fanno capire senza mezzi termini che l’estate è finita. Settembre. C’è chi dice sia un mese del cazzo, a metà fra la stagione calda che gioca le sue ultime carte e un autunno che non presagisce nulla di buono. Sarà anche vero, ma per uno strano gioco di coincidenze e situazioni, o forse perché settembre – per sua natura - è un mese di bilanci e progetti, a me questo periodo dell’anno ha sempre detto qualcosa. Stamattina ho accompagnato mio fratello a sbrigare le prime pratiche per l’iscrizione all’università, e ripensavo ad un settembre di sei anni fa, quando, con una camicia bianca e poca barba, mi recavo in via balbi a completare gli stessi formulari. Con un po’ di nostalgia ricordavo l’entusiasmo e i timori, le prime lezioni, i primi esami. Lo scorso luglio quel capitolo della mia vita si è chiuso, per lui oggi è incominciato, in una piovosa giornata settembrina. Ripensavo al settembre di Ilaria e a quello di Valentina, e a quello stranissimo 20 settembre di tre anni fa, quando guardavo spaesato fuori dal finestrino di un bus diretto a Galway, fantasticando su quello che mi aspettava e annusando l’aria avido di nuovi odori. Ripensavo a me solo in macchina, un settembre di non so più quanti anni fa, a piangere solo sulle note dei modena, a piangere per cosa, non ricordo. Ripensavo ad una chiacchierata notturna con un amico, seduti sul ciglio della strada, per uccidere la rabbia con un’intesa, sforzandosi di capire, senza mai riuscirci.

Da bambino mi divertivo ad immaginare che le centinaia di auto che vedevo passare tutti i giorni dalla finestra di camera mia fossero tutte in partenza per qualche viaggio meraviglioso. Non concepivo che si prendesse l'autostrada solo per andare al lavoro. Impossibile. Specialmente di notte, quelle sagome che si distinguevano nell'oscurità grazie ai loro fari gialli erano tutte in partenza, e il bello era che io non sapevo dove stessero andando. Era l'idea del viaggio in sè che mi affascinava.

Settembre. Un’altra occhiata fuori dalla finestra, sta ancora piovendo. Mi scopro meno spensierato di qualche settembre fa. Forse, più consapevole. Certamente con la stessa voglia di partire.

Non so a voi, ma a me questa pioggia ha sempre detto qualcosa.

giovedì 28 agosto 2008

martedì 26 agosto 2008

settembre (un anno fa)

L’anno scorso (due anni fa, ndr), di questi tempi, scrivevo una riflessione che aveva come oggetto proprio questo mese, settembre. Mese di cambiamenti e bilanci, progetti ed aspettative. Dicevo che, a me, questo periodo dell’anno ha sempre detto qualcosa.
Sono tornato, per caso, su quelle parole, ad un mese esatto dalla mia partenza.
E, come spesso mi accade quando ritrovo i segni che ho lasciato sul sentiero, ho sorriso.

Se non altro, questo, per me, non sarà un settembre piovoso. È già una prima differenza, un primo segno della distanza, di una realtà altra. Ho sempre pensato che, per cogliere il senso delle cose, sia necessario ed inevitabile essere capaci di guardarsi indietro. Per capire chi sei, devi guardare a chi ti ha preceduto. E così, per capire dove sei, devi guardare dove sei stato.
E allora ho ripercorso i passi che mi hanno condotto fino qua. Se voglio trovare un inizio, un principio, il primo passo, devo risalire a quasi quattro anni fa, durante una conversazione con don Matteo, quando per la prima volta parlai di turismo responsabile. Lui mi disse che gli pareva una cosa buona. Credo che l’idea prese forma durante i mesi irlandesi, quando ho scoperto, per la prima volta, una dimensione altra del viaggio. L’Irlanda è stata molto importante, per tutto. Tornai con l’idea di provare a percorrere questa strada, visto che, allora, non riuscivo neanche a capire da cosa fossi affascinato. Forse dal desiderio di rendere accessibile quello stato di sospensione estatica che avevo provato, la prima volta, sul bus da Dublino a Galway.
Da allora l’ultimo anno di università, gli esami cercati, la tesi. Decisi di prenderla alla larga, di partire, per parlare del viaggio, da Adamo ed Eva. Ancora una volta, sapersi guardare indietro.
Fondamentali, poi, i silenzi. Ho sempre cercato di coltivare il dubbio, di non concedermi a presunte verità urlate. Non ho verità tonanti. Cerco il mio spazio, amo la bellezza, sono convinto che esista la Verità, ma non la possiedo. Nel dubbio, chino il capo, o almeno tento di farlo. E così l’esigenza di trovare luoghi e tempi per mettere in discussione tutto, per rinnovare le domande, per sentirsi fragili e nudi. E da lì ripartire.
L’anno trentino ha dato gambe a quella che rimaneva, fino a quel momento, un’ambizione romantica. Un anno intenso, ricco di soddisfazioni, ma anche difficile, doloroso.
E poi il Brasile, che ha portato con sé un vento di serenità. Non certo una tranquillità imbecille, quella che finge di dimenticare e tiene lontano. Tutt’altro. La serenità di trovarsi al posto giusto, di aver salutato chi ti ha preceduto e di portare con te un’eredità risplendente, di percepire, nella separazione, il gusto e la gioia dell’incontro. E ancora, il potersi confrontare faccia a faccia con qualcosa che, fino ad ora, avevo solo fantasticato.

Negli ultimi tempi, spesso, mi sono sentito chiedere che cosa andassi a fare in Brasile. In realtà, neanche oggi l’ho spiegato. Ma, forse, vi ho detto qualcosa di più importante.

E qui è tutto un lasciarsi permeare, nella consapevolezza che potrò portare a casa solo immagini, frammenti, che per capire la diversità, per viverla, occorre tutta una vita, e forse neanche.

Solo uno spezzato. Acampamento Olga Benario, MST (Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra). Baracche di legno e plastica, a lato della strada federale, a ridosso dei confini della fazenda, della terra per la quale stanno lottando.
Due anni e mezzo di un’esistenza – letteralmente – ai margini.
La strada, una minaccia continua. Già un bambino, l’anno scorso, ha perso la vita. L’acqua, a due chilometri di cammino. La luce, solo quella del sole, che, spesso, brucia.
Due anni e mezzo di attesa paziente, di protesta non violenta, per rivendicare un proprio diritto, il diritto alla terra. Il fazendero, il padrone, probabilmente non ricorda neppure di possederla, in una società dove il latifondismo è ancora la regola, nonostante Lula.
Sabato la comunità farà il passo, varcando i confini della fazenda.
Sabato sarò là, a festeggiare con loro.
Un’altra esperienza che diverrà ricordo.

Ed ecco che, ad un terzo del cammino, mi chiedo dove tutto questo mi porterà.
Naturalmente non ho risposte, e so che, le avessi, sarebbero sbagliate.
Ed è ciò che mi affascina di più.

lunedì 14 luglio 2008

i milanesi ammazzano il sabato


La mia vita è un chilometro da qua

So quello che ho

La certezza di ogni novità

E’ il senso di abitudine già dalla sua metà

Ma se non fermassi qua

Guidando fino a che

Fino a svanire e ridere

Morire oppur rivivere

Me solo per me

La mia casa è un chilometro da qui

Con tu ed emma un regno

Beh ecco il vostro re

martedì 8 luglio 2008

a forza di essere vento


Čvava sero po tute i kerava jek sano ot mori i taha jek jak kon kašta vašu ti baro nebo avi ker. kon ovla so mutavla kon ovla ovla kon aščovi me ğava palan ladi me ğava palan bura ot croiuti.

Poserò la testa sulla tua spalla e farò un sogno di mare e domani un fuoco di legna perché l'aria azzurra diventi casa chi sarà a raccontare chi sarà sarà chi rimane io seguirò questo migrare seguirò questa corrente di ali.

Giorgio Bezzecchi, italiano e sinti, scrisse questi versi per Fabrizio De Andrè. Khorakhanè, da Anime Salve, si chiude con questo canto in lingua rom.
Giorgio Bezzecchi il giorno 6 giugno è stato schedato nel campo di nomadi di Milano-Rogoredo, tra la tangenziale est, la ferrovia e sotto i cavi dell'alta tensione.

"Censimento dei rom", secondo il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, da dieci giorni super commissario per gli zingari con gli ampi poteri previsti dall'ordinanza della Presidenza del Consiglio pubblicata in Gazzetta il 30 maggio. "Una schedatura umiliante" secondo Giorgio Bezzecchi, 47 anni.

In quel pozzo di piscio e cemento.
A forza di essere vento.

lunedì 12 maggio 2008

buona la prima

Forse il problema vero non sono i contenuti di questo pacchetto sicurezza, definito da Francesco Cossiga "una follia" (dichiarando: "Se lo presenteranno capeggerò non l'opposizione, ma la rivolta"), i contenuti che, a quanto pare, saranno intrisi di malcelata xenofobia. Auspico che le conseguenze reali siano contenute, anche se, da come è partita, ci si può aspettare di tutto.

Il punto, però, credo sia un altro.
Il fatto che, dietro a questo provvedimento, ed altri analoghi, vi sia una menzogna.
La sicurezza NON è una priorità del paese. Non occorre essere dei profeti per rendersene conto.

Assistiamo ad una meschina strategia finalizzata a dare risalto a qualcosa che, oggettivamente, non merita tutta questa attenzione.

Concentriamoci su altro, grazie.

venerdì 2 maggio 2008

otherside

Io l'ho sempre pensata così, la Chiesa, come uno spazio.

Uno spazio libero, dove ci si possa sentire liberi di ridere, se è il caso, o piangere, se ne sentisse la necessità.

Uno spazio di speranza, speranza fondata su una verità incompresa, non dominata. Amata, forse, cercata, senz'altro. Ma non posseduta. "Pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto."
Dolcezza e rispetto, già.

Sono triste che la Chiesa Vaticana sià così distante da tutto questo.
Ma sono felice che esistano spazi così. Dimore di Dio fra gli uomini. www.dominustecum.it

martedì 22 aprile 2008

Help

"Il nuovo governo prenderà provvedimenti rigorosi sugli immigrati neo-comunitari e valuterà l’opportunità di rinegoziare le regole con l’Ue che, se non è in grado di rispondere alle esigenze di sicurezza dei cittadini su questo punto, è un’Unione a perdere, non a vincere, e fallirà". Lo ha detto Roberto Maroni, intervistato da Radio City su Radio Rai Uno. "Non escludo - ha spiegato l'esponente del carroccio - una consultazione con la Commissione europea perché non possiamo accettare di essere il ricettacolo di coloro che escono dalle galere" dei Paesi nuovi membri dell’Unione e arrivano in Italia perchè è la terra del Bengodi. Non può essere così e assicuro che non sarà così".

Fonte: Lega Nord Padania per l'Indipendenza della Padania, ovvero http://www.leganord.org/, ovvero sito ufficiale del partito politico noto come Lega Nord, ovvero terza forza parlamentare della Repubblica Italiana, ovvero coloro che desiderano separarsi al più presto dalla giustappunt' citata Repubblica, come apertamente dichiarato nella tag del proprio sito. Pare vi sia contraddizione in tutto questo, ma, fidatevi, non vi è.

venerdì 18 aprile 2008

La (neppure troppo) strana coppia

Benedetto XVI accolto da Bush, Insieme in difesa della vita, recita il titolo dell'articolotto pubblicato su Repubblica, da cui ho preso la foto. Devo dire che questi due insieme mi piacciono proprio. Una coppia felice e vincente. Sarà colpa del libro che ho trovato stamane sul tavolino in salotto, Contro natura, una lettera al Papa, chiaro attentato alla mia cosciuenza di un qualche nonmeglioidentificato anticlericalissimo coinquilino? O forse questa mia (non spensierata) analisi critica ha pure a che fare con il clima di profonda crisi politica e morale a cui i nostri concittadini sembrano tenere tanto? Oppure perchè, in fondo, nutro ancora una timida speranza che la voce del Vicario di Cristo si rivolga, una buona volta, alla samaritana al pozzo, e auspico che le coscienze di qualche illuminato cattolico si risveglino, avanzando un pacifico e determinato dissenso, quando ciò non accade. E invece mi tocca leggere che il Pontefice ha chiesto al popolo americano di trovare nella propria fede religiosa un criterio di "discernimento e di ispirazione" di fronte alle sempre "più complesse questioni politiche ed etiche". Leggi: votate repubblicano. Andiamo bene.





martedì 15 aprile 2008

Una vittoria culturale


"Daremo all'Italia questa nuova forza del 40 per cento, che credo sarà la protagonista della storia politica italiana nei prossimi decenni. Questo è il grande sogno che ho realizzato, il grande obiettivo cui ho teso nei 14 anni che mi hanno visto passare da imprenditore a uomo della politica al servizio dello Stato".
Ha ragione, il neoletto premier. Il suo grande obiettivo è stato raggiunto. E non parla del terzo governo Berlusconi. La sua vittoria va ben al di là dei numeri, dei seggi e dei ministri.
La vittoria di Berlusconi è una vittoria culturale.
Vince non un partito, ma un modo di intendere la politica.
Vince uno che afferma che i mafiosi sono eroi, che dice di non pagare le tasse, che parla di calciatori, che mette in ridicolo l'Italia in una seduta del Parlamento Europeo, dando del nazista ad un deputato tedesco. Se ne parlava poco fa con un amico, il berlusconismo non è più un fenomeno di passaggio. I giovani che ieri e domenica hanno votato per la prima volta, cresceranno credendo normale tutto questo.
La nostra non è semplicemente una crisi politica. Non avremo soltanto problemi di devastazione dei conti pubblici, o quel cinghiale di Calderoli ministro di nonsoccheccazzo.
La nostra è una crisi etica e morale.
Il popolo non dovrebbe temere il proprio governo, sono i governi che dovrebbero temere il popolo.
V for Vendetta

sabato 22 marzo 2008

Silenzio


Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c'è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato.




giovedì 20 marzo 2008

San Patrisssio

Già lo so, c'ho due tre giorni di ritardo, ma ad un paio di parole per la festa dell'irlandesità non posso proprio rinunciare. Quest'anno non ho bevuto guinness, ma pinot nero, ma va bene uguale. Ste foto hanno un loro perchè; per molti versi, a rivederle ora, mi viene da (sor)ridere.



Slàinte.